Galleria dell'Accademia Tadini

L’Accademia Tadini si inserisce nella Rete forte della propria identità storica. Il progetto del conte Luigi Tadini, che nel 1829 istituì l’Accademia, si inquadra nel vivace dibattito sulla funzione educativa del museo sostenuto da istanze di tipo illuminista e da un forte senso civico che vede nascere, tra Sette e Ottocento, “stabilimenti” o “istituti” di Belle arti di origine privata: l’Accademia Carrara a Bergamo (1795), la Pinacoteca di Paolo Tosio a Brescia (1832), lo Stabilimento di belle arti Malaspina a Pavia (1833), l’Istituto Ala Ponzone a Cremona (1842), che sono all’origine dell’attuale sistema museale lombardo. L’Accademia Tadini tuttora mantiene uniti, nella sede originaria, le collezioni, la biblioteca e l’archivio del collezionista.

Il conte Luigi Tadini (Verona, 1754 - Lovere, 1829), si distinse a Crema per interessi culturali, letterari e scientifici, retaggio di una cultura di matrice illuminista, che fanno di lui un tipico rappresentante della figura del “nobile dilettante”. Fu tra i più entusiasti sostenitori dell’epopea napoleonica, ma ciò non gli impedì, con la Restaurazione, di rendere omaggio all’imperatore d’Austria Francesco I, invitandolo a visitare il proprio museo. In seguito a contrasti dei suoi concittadini, intorno al 1817 decise di lasciare Crema per trasferirsi a Lovere, già luogo di villeggiatura della famiglia, dove avviò la costruzione di un edificio per ospitarvi le proprie raccolte.

La Galleria rappresenta una significativa testimonianza del collezionismo privato lombardo tra Sette e Ottocento. Con il suo testamento, pubblicato il 22 maggio 1829, il conte Tadini diede alle proprie collezioni finalità pubblica, istituendo una Galleria per le collezioni d’arte, scuole di musica “istrumentale e vocale” e di disegno.
La collezione d’arte si formò negli anni delle soppressioni napoleoniche, con l’idea di raccogliere opere di Paris Bordon, Vincenzo Civerchio, Giovanni Battista Barbelli, Tommaso Pombioli provenienti da Crema. In un secondo tempo, la collezione assunse una fisionomia più eclettica, con l’acquisto di dipinti antichi tra la Lombardia ed il Veneto (uno per tutti, la Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini, quella di Francesco Benaglio, il Ritratto di frate di fra’ Galgario).

Il gusto neoclassico trova espressione nell’allestimento della Galleria: i soffitti dipinti su modelli ispirati a Giocondo Albertolli, il gabinetto archeologico in stile neo-pompeiano, la raccolta di antichità (con alcuni falsi antichi), la raffinata collezione di porcellane che include esempi dalle principali manifatture europee, dalla Real fabbrica di Napoli fino a Meissen.
Particolare importanza assume il rapporto della famiglia Tadini con Antonio Canova, del quale si conservano il bozzetto in terracotta per La Religione nel mausoleo di Clemente XIII, alcune incisioni e, nella cappella, la Stele Tadini, tra le sue ultime opere.