Musei Civici del Castello Visconteo

I Musei Civici di Pavia – ospitati dalla metà del secolo scorso nel trecentesco Castello Visconteo – comprendono raccolte dall’archeologia all’età moderna. La Pinacoteca, intitolata al fondatore dei Musei, marchese Luigi Malaspina, si è arricchita nel 2000 della “Quadreria dell’Ottocento”, per la quale sono stati scelti e nuovamente esposti una settantina di dipinti e alcune sculture, pertinenti al patrimonio museale di opere del XIX secolo, e nel 2001 della sezione “Collezione Morone”, una prestigiosa collezione di oltre settanta opere della seconda metà dell’Ottocento e primo Novecento.

Frutto del collezionismo ottocentesco e della locale Accademia d’arte – la gloriosa Civica Scuola di Pittura, istituita con lascito di Defendente Sacchi e aperta dal 1838 al 1934 – la “Quadreria” presenta un percorso cronologico dal Neoclassicismo (la prima opera, “Paesaggio invernale” di Fidanza, è datata 1795) al Simbolismo (il trittico “Enigma umano” di Kienerk fu esposto alla Biennale del 1900), indugiando su maestri di larga fama e di speciale interesse per Pavia: da Giacomo Trecourt, primo e a lungo direttore della Scuola, al suo amico Piccio, più volte ospite della stessa Scuola, agli allievi Federico Faruffini e Tranquillo Cremona divenuti poi campioni della pittura realista e scapigliata; da Cherubino Cornienti, geniale ed irrequieto romantico, a Pasquale Massacra, il genius loci della pittura ottocentesca, traduttore delle istanze civili e patriottiche dei democratici pavesi, cui la morte precoce non consentì l’affermazione in ambito nazionale.

Alcuni dei dipinti più significativi provengono dalla raccolta di Giuseppe Marozzi, collezionista e mecenate di artisti suoi contemporanei, che alla metà dell’Ottocento si era assicurato capolavori quali L’accusa segreta di Francesco Hayez e La Monaca di Monza di Giuseppe Molteni, esposti in pendant. Tra le acquisizioni più recenti è il grande dipinto Borgia e Macchiavelli di Federico Faruffini, medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, recentemente ritrovato presso l’Accademia di Filadelfia.

La scultura dell’Ottocento è esemplarmente rappresentata da alcuni marmi (Il Pudore di Corbellini e L’innocenza di Luccardi) e dal Ritratto del pittore Pacifico Buzio di Medardo Rosso, la prima opera modellata in gesso dall’artista, a Pavia nel 1881.

Caratteristica della “Collezione Morone” – raccolta dai coniugi pavesi Carla e Giulio Morone nella seconda metà del Novecento – è la scelta di iconografie “da salotto”, ritratti e paesaggi, con speciale predilezione per le figure femminili: dalle sensuali e intime modelle di Federico Zandomeneghi (ben 14 tra grandi pastelli e oli), alla torbida Falconiera di Segantini, alle fisionomie scapigliate di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Luigi Conconi.