Edificio

Si tratta di un edificio dall’aspetto ottocentesco, ma di più antica fondazione. Resti di colonne ed archi, ora tamponati, nella fronte del cortile e alcuni interessanti soffitti a volta e a cassettoni sono le tracce di una dimora signorile che si può far risalire al Quattro-Cinquecento. Il pittore Giuseppe Diotti acquistò il palazzo nel 1837, affidandone la ristrutturazione all’architetto Fermo Zuccari che ne riformò la facciata in stile neoclassico e ne adattò gli interni, con l’inserimento, fra l’altro, di uno scenografico scalone.

Nel prospetto principale su via Formis, è da rimarcare la presenza di due balconi in pietra con semplici ornati in ferro battuto che recano in bella evidenza le iniziali DG, ora divenute logo del Museo, segno tangibile del prestigio sociale e professionale raggiunto dal pittore al culmine della sua carriera. Al piano nobile Diotti sistemò la propria raccolta d’arte formata negli anni in cui insegnava alla Carrara di Bergamo, e vi tenne per qualche tempo scuola, abitando saltuariamente il palazzo fino alla morte (1846). Venduto dagli eredi nel 1883 all’Opera Pia Asilo Chiozzi che vi collocò la scuola per l’infanzia, divenne nel corso del Novecento sede di scuole e infine della Biblioteca Comunale. Il trasferimento di questa in più idonea sede ha consentito inizialmente (1999) di adibire il Palazzo Diotti a luogo espositivo e in seguito, col recupero dell’intero complesso, a museo delle raccolte artistiche comunali.

Oltre il corpo principale, la dimora si sviluppa poi in profondità con due ali di corpi rustici, un tempo adibite a rimesse delle carrozze e a stalle, ed oggi recuperate come spazi per la sezione di arte contemporanea, per il centro di documentazione e per le mostre temporanee. Superato il cortile, l’area della casa si prolunga infine nell’orto-frutteto, ora trasformato in giardino, spazio ideale per mostre di scultura, installazioni e spettacoli all’aperto