Museo Diotti

Il Museo Diotti, inaugurato nel 2007, si configura in prima istanza come un museo dell’Ottocento: in tal senso sono state determinanti la necessità di valorizzare uno dei momenti culturali più fecondi della storia di Casalmaggiore (quello compreso fra l’età teresiana e l’unità d’Italia) e l’opportunità di recuperare la casa del pittore Giuseppe Diotti (1779-1846), destinata dal maestro della Carrara, che vi ha trascorso gli ultimi anni di vita, ad ospitare la sua raccolta d’arte nonché l’atelier dell’ultima grande impresa, quella della versione finale del Giuramento di Pontida, costituendo una sorta di accademia privata frequentata da pittori locali.

La “vocazione didattica” del palazzo ha indicato la traccia del progetto museologico, suggerendo un percorso cronologico volto ad evidenziare alcuni aspetti dell’iter formativo di Giuseppe Diotti e del suo metodo di lavoro. Accanto ad un nucleo di dipinti, posti a confronto con studi e bozzetti disegnativi, entrano a far parte del percorso espositivo anche materiali didattici come i gessi e le stampe.

L’immagine dell’atelier e il metodo di lavoro dell’artista sono fra i temi portanti anche delle altre sezioni del Museo: la Galleria d’arte moderna, con le opere degli artisti locali più significativi e di una certa visibilità nel panorama nazionale (Tommaso Aroldi, Goliardo Padova, Mario Beltrami, Gianfranco Manara, Tino Aroldi), orientati prevalentemente verso la pittura di paesaggio, e il Centro di documentazione, destinato alla formazione di una banca-dati sull’attività degli artisti presenti sul territorio negli ultimi due secoli, alla conservazione dei materiali degli atelier (attrezzi e strumenti, schizzi e appunti, libri, stampe, fotografie, ecc.), oltre che ad accogliere una biblioteca specialistica e una sezione d’arte sacra.

Nel Museo Diotti si possono inoltre ammirare pregevoli opere di altri autori (citiamo solo i nomi di Paolo Troubetzkoy e di Amedeo Bocchi), la cui presenza nelle collezioni civiche è legata al collezionismo locale fra Otto e Novecento.