Villa Vigoni

Nel 1829 Enrico Mylius, commerciante, imprenditore, celebre collezionista d’arte e banchiere originario di Francoforte ma residente a Milano, acquistava a Loveno sul lago di Como una proprietà composta da una casa padronale, un giardino e terreni coltivati a vigneti e uliveti.

La ristrutturazione dell’edificio e la trasformazione in villa veniva affidata all'architetto Gaetano Besia (1791-1871), professore all’Accademia di Belle Arti di Brera, autore tra l’altro a Milano di Palazzo Archinto (1833-47) e di Palazzo Marchetti, residenza di Massimo d’Azeglio. Interprete di uno stile sobrio e rigoroso, Besia fece sopraelevare la costruzione di un piano, inserì due annessi laterali e una ampia fascia a bugnato, conferendo all’insieme unità di forme e una spiccata impronta neoclassica.

Tra il 1829 e il 1839 una serie di avvenimenti segnarono la sorte della famiglia e di quel luogo: l’amore ricambiato dell’unico figlio di Enrico, Giulio per Luigia, di nobile stirpe milanese; la decisione dei due di sposarsi; il processo voluto dalla madre della ragazza nel tentativo di impedire l’unione tra la figlia e uno straniero protestante e borghese; l’assenso del tribunale; il viaggio a Trieste per celebrarvi le nozze, e poi, improvvisa, la malattia di Giulio; il matrimonio quando la situazione era ormai disperata e infine, dopo una breve agonia, la morte del giovane. I familiari non si abbandonarono alla disperazione. Trovata consolazione nella fede, Enrico Mylius accolse nella propria casa la giovane nuora con l’affetto di una figlia e si avvicinò ancor di più ai cari amici, scrittori, pittori e uomini di cultura. Ma soprattutto elaborò un progetto: rendere la casa di Loveno il luogo ove perpetuarne il ricordo e dare forma artistica alle affettuose memorie.

Per oltre vent’anni, Mylius sviluppò questa idea: prima edificò un tempietto nel giardino, commissionando a Marchesi e Thorvaldsen due importanti bassorilievi per il piccolo edificio. Quindi si occupò della casa: qui Mylius collocò diverse opere realizzate dai più celebri artisti dell’epoca; dalle sculture in marmo di Carrara di Argenti e Imhoff ai ritratti di famiglia di Hayez e Palagi, prima presentati alle annuali esposizioni di belle arti di Brera a Milano e poi allestiti nella villa sul lago, a creare una straordinaria casa museo, con grande attenzione all’iconografia e significati; il valore della memoria, il radicato senso della famiglia, il riconoscimento del processo educativo quale via determinante per lo sviluppo dell’uomo, il sereno affidamento a Dio: questi ed altri sono i temi portanti della grande raccolta d’arte che Mylius costituì nella sua villa di Loveno.